Andrea Gatopoulos | Caffè e sigaretta: streghe e stregoni della contemporaneità
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Caffè e sigaretta: streghe e stregoni della contemporaneità

In tempi di false notizie e bufale tanto grossolane quanto facili da smentire, nella società Occidentale che ama definirsi “progredita” soprattutto rispetto al cosidetto “Terzo Mondo”, l’esistenza di streghe e stregoni e il loro innegabile prosperare sembra quasi un assurdo, l’ennesima sciocchezza acchiappa-analfabeti.

Eppure essi“all of them witches”, per citare il capolavoro sul tema di Roman Polanski – vivono e agiscono tra noi e, senza che nessuno se ne accorga o insorga contro di loro come ai cari vecchi tempi “antichi”, spesso e volentieri ricavano dalla loro attività magica un invidiabile stipendio, nonché una reputazione non disprezzabile di miracolosi curatori. Non si parla di certo – come nel film di cui sopra – di riti satanisti o voodoo, di pratiche esoteriche o occulte, né di famigerati illusionisti o veggenti (sebbene siano anch’essi in grande spolvero), ma di professionisti affermati, di uomini normali dalla quotidianità borghese perfettamente inseriti nella nostra civiltà che, seppure utilizzino principi di falsa scienza tipici di un retaggio magico millenario, vengono percepiti come uomini normali, perfettamente ragionevoli.

Non sorpende che proprio in quest’epoca di ricorsi storici – in cui più di un tratto tipico vintage della società italiana sembra riemergere con rinnovato vigore – assieme a fascismi da quattro soldi, sbiaditi ideali di patria e contestazioni verso l’intellighenzia tutta “in quanto tale” sia tornata in voga la mai abbandonata pratica magica, ripresentandosi nella foggia splendente di un rinnovato marchio: la medicina omeopatica.

Basterebbe aprire, anche soltanto per curiosità, un trattato persino superato di antropologia come “Il ramo d’oro” di J. Frazer, per accorgersi fin dai primi capitoli che i principi di questa pratica – un alchimia di acqua e zucchero alla quale va aggiunta, in dosi insignificanti, una sostanza che abbia lo stesso effetto del morbo da curare – assomigliano pedissequamente a certe tradizioni tanto selvagge quanto antiche e affascinanti, proprie proprio di quel Terzo Mondo che questa Italia aborrisce e scaccia, forte delle proprie convinzioni “progredite”.

Le prescrizioni di questi medici – che sarebbe meglio definire taumaturghi, tanto che le guarigioni, a detta dei testimoni, non si possono contare – non sono tanto diverse dalle pratiche magiche degli Indù che, per guarire l’itterizia, utilizzavano il seguente procedimento:

[…] per infondere il roseo colore della salute nello smorto paziente, il secerdote gli dava da bere dell’acqua con dentro dei peli di un toro rosso; versava dell’acqua sul dorso dell’animale e le faceva bere all’ammalato; lo faceva sedere sulla pelle di un toro rosso e gliene legava un pezzo al corpo. Per migliorare quindi il suo colorito […] lo spalmava prima dalla testa ai piedi con una poltiglia gialla fatta di zafferano e curcuma […]

Il principio di associazione che funziona sulla base del simila similibus curantur per cui un Indù sceglie come curare un malato di itterizia si ripropone sulla base degli stessi ragionamenti in un farmaco omeopatico, in cui una sostanza che produce lo stesso effetto della malattia viene diluita in percentuali insignificanti misurate in CH (1 CH = 1 parte su 100) in acqua e poi dinamizzata agitando l’intingolo per cento volte in verticale con movimenti netti, veloci e di breve distanza. Il curioso processo, spesso fai-da-te, su semplici indicazioni posologiche, conferisce quel fascino artigianale da alchimia medievale, presentandosi effettivamente come una trasformazione elaborata e complessa che, ovviamente, non lo è.

Eppure è abbastanza chiaro, vista la dicitura “senza indicazioni terapeutiche approvate” apposta su ogni confezione, che si tratta di non-rimedi – o meglio, di incantesimi – che funzionano soltanto quando la malattia non è poi così grave – ovvero guarisce da sola e il merito se lo prende l’omeopatia – oppure addirittura non esiste e grazie all’effetto placebo spariscono i suoi effetti immaginari.

In entrambi i casi il taumaturgo, l’omeopata di fiducia che cura senza l’uso della chimica in base a principi a dir poco quantistici che mirano a ri-bilanciare l’acqua del nostro corpo, non sarà mai esente da colpe: o agisce in cattiva fede, prendendo in giro la sintomatologia del paziente prescrivendogli un farmaco per malattie immaginarie oppure, più semplicemente, pensa di essere uno stregone e di avere poteri magici. L’antichità e le tradizioni primitive non sono mai state così in voga come oggi. E forse, vista l’inflazione, non sono mai state neanche così costose. Scelga l’Occidentale come spendere i propri soldi.