I Morti
Fotografia cimiteriale contadina (2016)

L’autentificazione all’interno del contesto deve passare necessariamente attraverso un’informazione conformante, che sia una posa o un abito o uno stemma. Attraverso la standardizzazione delle fotografie, cioè attraverso la creazione di un canone, la dimensione della comunità è ricostruita ed essa si riconosce attraverso i volti dei suoi componenti, che a loro volta vengono autentificati dall’accettazione reciproca delle strutture di rappresentazione. Così come i vasai avevano creato una sintesi grafica del loro mestiere, così anche le squadre sportive, le classi di studenti, la fotografia cimiteriale creano un linguaggio visivo in grado di fornire l’identità nel e del contesto sociale e l’informazione fondamentale al fine di riconoscere e collocare nella realtà l’immagine-cosa corrispondente alla persona.

Prima dell’avvento della fotografia di massa, le foto dei defunti presentavano un’estrema standardizzazione. Si tratta di ritratti fatti professionalmente in studio, a fondo bianco o scuro, con un abbigliamento elegante, molti dei quali venivano addirittura ritoccati attraverso la pittura. In alcune, antiche figure sbiadite ormai dall’acidità della pioggia, permangono infatti soltanto le pennellate, a sistemare tratti somatici, sopracciglia, capelli e vestiario. La rappresentazione del morto veniva fatta aderire a un canone o a uno standard e sulla tomba di molti defunti veniva inserita una foto da giovani o nel momento in cui indossavano un’uniforme.

Da “Amigdala”