Bisognerebbe, con la dovuta cautela, guardare al piccolo borghese che segue le tendenze, infila le divise, sventola le bandiere e si accinge all’illusione del voto democratico con la stessa tenerezza con cui si coccola l’animale: la tenerezza dell’incosciente, la pietà verso il dominato. Questo tassello umano, materia prima della cosiddetta “massa”, non può dirsi né definirsi sostanzialmente alcunché fuori dalla sua stessa condizione di tassello. Incapace di compiere atti consapevoli, non può dirsi nemmeno “conformista”, poiché per essere definito tale necessita, coscientemente, di compiere l’atto del conformarsi. Dove non esiste la “forma” (dal greco phorà che indica l’azione intenzionale del portare ove phormòs, non a caso vuol dire paniere) non è mai esistito il pensiero critico, ergo non è mai esistita l’azione. Non è possibile, quindi, o meglio non è intelligente né savio, puntare il dito contro ciò che in gergo si apostrofa negativamente come gregge: è necessario avere il coraggio di cogliere l’ambivalenza, paradossale non a caso, tra il gregge e i suoi pastori, immaginandosi questo rapporto come un piccolo, autosufficiente, motore storico-aristico. É dal gregge che nasce il genio in quanto antitesi di una tesi di cui il gregge ha – inconsapevolmente – le spalle cariche: il suo compito è – fuori da ogni visione mitica dell’autore – quello di testimoniare, sospendendo il giudizio morale e la distinzione manichea tra giusti e impuri, e di affiancare la sua stessa grande madre e genitrice (ergo, la massa) nella traversata della storia. Avere una concezione della “massa” come di un’entità grigia della quale auspicarsi – con la tenacia, sempre barcollante, di utopie non sempre ammesse e a volte inconsce – una riforma totalizzante dell’etica e della morale o un’imposizione universale di un valore, è presagio di olocausti, è nichilismo spinto all’apice, è l’errore che si perpetra fino ai massimi limiti della cecità. Occorre sapere, ammettere, restituire alla massa il suo ruolo di unica protagonista e madre del più grande inganno del pensiero umano: la storia. Anche se questo non è molto, rimane, purtroppo, tutto quel che abbiamo.