Bit Reality
Fotografia della post-verità

Ma questo non è un falso, non è un segreto, lo dicono proprio qui... - Qual è la differenza, ora? Nei nostri tempi? Finché è autorizzato?
William Gaddis, The Recognitions (estratti)

Si chiama fotografia una cornice di realtà impressa su un sensore di una fotocamera o su un qualsiasi supporto in grado di restituire un’immagine del fotografato. A partire da questo presupposto, nello sviluppare questo progetto mi sono chiesto: “bisogna limitarsi alla realtà naturale? è possibile agire, come un fotografo, all’interno di una realtà altra, come ad esempio la realtà virtuale?”.

Seppure all’interno di un videogame, si può definire a tutti gli effetti fotografia – etimologicamente parlando – materiale acquisito in un contesto digitale, poiché sono rispettate le esigenze principali del mezzo, cioè la presenza della luce – seppure sottoforma di pixel – e la presenza di una forma di scrittura, quindi di contenuto trainato da linguaggio, a opera di un artista che sceglie inquadratura, composizione e si preoccupa di finalizzare lo scatto attraverso la post-produzione.

A seguito di questa breve constatazione, “Bit Reality” nasce come un esperimento di fotografia digitale scattata all’interno di realtà virtuali. Un elemento di ulteriore interesse scaturisce nel momento in cui questi scatti vengono proposti al pubblico, che, non riconoscendo il digitale, li metabolizza come “veri”, dimostrando nei fatti la possibilità dell’immagine di costituire post-verità.

Post semplice, profilo privato

Esperimento #1Il pubblico di questo post ha accolto all’unanimità la dichiarazione di realtà dello scatto, la verifica è inclusa nella presenza stessa della fotografia, che si cura di escludere elementi particolarmente ambigui dall’inquadratura. Alcuni commenti cercano addirittura di analizzare l’estetica dell’operazione artistica.

In realtà la fotografia è stata scattata all’interno del videogioco “Fallout 4”, in una delle strutture post-apocalittiche contenute nel gioco. La consistenza irreale dello scatto è confermata dal basso livello di dettaglio dei volumi, dalle luci schematiche ed irrealistiche, prive di rifrazione e dall’elaborazione artificiosa del pavimento. Tuttavia, l’esperimento si è dimostrato riuscito: nessuno si è accorto della finzione.

Post con indicazione del luogo (falsa) su pagina pubblica

CaptureQuesto esperimento presenta elementi facilmente individuabili come digitali, come il prato, il terreno e molti dei dettagli. Viene proposto ad un pubblico tra i 15 ed i 24 anni interessato a fotografia ed arti. Alcune persone – si tratta di una minoranza assoluta, meno di 1 su 1000 – si  accorgono del falso. Conoscono però direttamente l’ambientazione, ancora una volta Fallout 4 e hanno potuto utilizzare direttamente la propria esperienza per sbugiardare la realtà della fotografia. L’atto dello smentire, però, come testimoniato anche dal particolare sdegno che vi si accompagna, non va oltre il tentativo di umiliare il “falsario” e di preservare un certo status della fotografia, che nel senso comune è percepito come un medium tra uomo e realtà quando da anni il digitale ha ormai annullato questa corrispondenza. Ciò che il pubblico sembra pretendere, dunque, è “l’estremo realismo del falso”, al fine di costituire un illusione innegabile, che porti con sé il sentimento di un’altra realtà, che supera simbolicamente ed esteticamente quella conosciuta.